<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></title><description><![CDATA[GIornalista]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg</url><title>Francesco Borgonovo</title><link>https://francescoborgonovo.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2026 04:36:05 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://francescoborgonovo.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></copyright><language><![CDATA[en]]></language><webMaster><![CDATA[francescoborgonovo@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[francescoborgonovo@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[francescoborgonovo@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[francescoborgonovo@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Il giorno in cui la bellezza divenne un crimine ]]></title><description><![CDATA[Romanzi e racconti di grandi autori riflettono sul conformismo dei corpi. Che segue quello delle menti]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/il-giorno-in-cui-la-bellezza-divenne</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/il-giorno-in-cui-la-bellezza-divenne</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 22:44:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>I primi segnali arrivano quando Lena, una ragazza di ottima famiglia, figlia di intellettuali e a sua volta studentessa impegnata e politicamente sensibile, si rivolge a una sua compagna di corso particolarmente avvenente e le sibila:  "Alexa, non lo dico per te personalmente. Ma hai mai pensato ai tuoi privilegi immeritati e alla giustizia ottica in generale?". Alexa rimane sorpresa, mai si sarebbe aspettata di sentire citare qualcosa come la giustizia ottica. Ma Lena insiste, le punta il dito contro e le intima di rendersi conto di quanto sia privilegiata.  &lt;Mi ha detto che dovrei pensare all'impatto che il mio aspetto potrebbe avere sugli altri, che potrei intimidirli, anche involontariamente. Che dovrei sentirmi responsabile verso le altre donne per il fatto di avere la possibilit&#224; di incontrare uomini che la maggior parte di loro non incontrer&#224; mai. Che riceverei un trattamento preferenziale all'universit&#224;, e che lo stesso accadr&#224; con il lavoro. E che, in quanto donna, incarnerei gli ideali di bellezza della societ&#224;, continuando a godere di privilegi, anche se questi standard di bellezza sarebbero stati da tempo smentiti dalla scienza che li ha mostrati come puri costrutti sociali. Infine ha detto forse la cosa pi&#249; assurda, ossia che godrei di una cosa che lei definisce bonus bellezza. Ma ti rendi conto?&#187;.</p><p>Inizia cos&#236;, con rivendicazioni che sembrano folli e persino ridicole tanto sono allucinanti. Ma finisce molto male, e molto seriamente, con una repressione feroce. Come quella che esplode all'improvviso in casa della giovane Eva. </p><p>"Solo quando i genitori videro otto agenti in tenuta antisommossa, affiancati da due sentinelle robotiche, capirono la gravit&#224; della situazione. Ma ormai era troppo tardi e la loro disperazione non fece la minima differenza. Il padre si scagli&#242; contro gli agenti, con la rabbia che veniva dal fondo del suo amore. La madre di Eva, singhiozzando, afferr&#242; un inutile coltello da cucina e fer&#236; leggermente un agente nel tentativo di proteggere la ragazza. La polizia prese Eva, e anche i suoi genitori. I vicini della famiglia, coraggiosi, si precipitarono a filmare la scena, trasmettendo lo spettacolo alle masse virtuali. Nel giro di poche ore, le strade erano gremite di migliaia di manifestanti che gridavano contro l'orrore a cui avevano assistito. In quel momento i dissidenti facevano ancora sentire la propria voce. Ma le autorit&#224; rimasero irremovibili. E mentre fuori proseguivano le proteste, presto sedate, la ragazza giaceva su un tavolo operatorio all'interno di un ospedale carcerario. L'aria fredda e sterile, pesante per l'odore acre di disinfettante e medicinali, sembrava soffocarla. Il chirurgo, una figura senza volto di cui si vedevano solo gli occhi stretti sopra la mascherina chirurgica, guardava Eva completamente indifesa. Legata ai polsi, la ragazza lanci&#242; un urlo straziante e pieg&#242; tutto il suo corpo in preda alla disperazione. Vide il medico scuotere la testa in segno di disapprovazione, poi sent&#236; la puntura dell'ago che la fece sprofondare in un vuoto senza fondo".</p><p>Eva deve essere operata perch&#233; &#232; troppo bella. Bisogna che il suo privilegio - quello che veniva ferocemente contestato alla brillante Alexa nei corridoi dell'universit&#224; - venga eliminato, in modo da renderla uguale a tutti gli altri, omologata e conforme. Ecco il cuore della nerissima distopia intitolata 2075. Quando la bellezza divenne un crimine, un gioiellino firmato dall'intellettuale tedesco Rainer Zitelmann e pubblicato ora in Italia da Liberilibri. Immagina un futuro molto vicino a noi in cui le istanze livellatrici della sinistra woke hanno trionfato, e in cui persino le differenze fisiche rappresentano una "diseguaglianza" che va colmata a colpi non solo di ingegneria sociale ma pure di chirurgia.</p><p> &#200; un romanzo, questo, che appartiene a una straordinaria tradizione di cui fanno parte autori tra loro diversissimi. Tra i capolavori pi&#249; prorompenti c'&#232; un meraviglioso e mai abbastanza citato racconto di Kurt Vonnegut intitolato Harrison Bergeron. Immagina un occidente futuro in cui l'eguaglianza &#232; legge, per cui chiunque abbia qualche tipo di talento o di caratteristica fisica anche solo leggermente sopra la media deve essere limitato tramite un handicap che viene indicato dallo Stato.</p><p>"L'anno era il 2081, e tutti erano finalmente uguali", scrive Vonnegut. "Non erano uguali solo davanti a Dio e alla legge. Erano uguali in tutto e per tutto. Nessuno era pi&#249; intelligente di un altro. Nessuno era pi&#249; forte o pi&#249; svelto di un altro. Tutta questa uguaglianza era dovuta al 211&#176;, 212&#186; e 213&#176; emendamento della Costituzione, e all'incessante vigilanza degli agenti dell'Handicapper generale degli Stati Uniti". </p><p>Vonnegut scrive il suo capolavoro breve nel 1961, appena un anno prima era uscito un romanzo che sviluppava il tema e che rappresenta l'esempio pi&#249; riuscito in questo particolare genere di distopia: Giustizia facciale, del britannico L P Hartley.  Anche l&#236; esiste una delirante forma di redistribuzione della bellezza, di compensazione delle diseguaglianze tramite danneggiamento di coloro che sono ritenuti troppo aggraziati.  Zitelmann si ispira con tutta evidenza a entrambi gli immensi predecessori, aggiungendo qualche pennellata da ottimo critico sociale della contemporaneit&#224;. Il punto non &#232;, ovviamente, tessere chiss&#224; quale elogio della superiorit&#224; estetica, ma mostrare a quelli tremendi risultati pu&#242; portare l'invidiosa ossessione per il conformismo. &#200; curioso notare, per altro, come il tema e soprattutto gli allarmi siano trasversali, lanciati cio&#232; da autori di orientamenti molto diversi. </p><p>Vonnegut era senza dubbio un libertario ma con tendenze di sinistra, Hartley aveva in mente invece le possibili mostruosit&#224; prodotte dei laburisti, Zitelmann &#232; l'opposto esatto di un socialista. Eppure tutti puntano nella medesima direzione: il conformismo e il livellamento sono catastrofi; la privazione di libert&#224; individuale ai fini del benessere collettivo &#232; pericolosissima; lo Stato madre che si prende cura di cittadini ridotti a bambinoni o a eterne vittime &#232; una aberrazione contemporanea da combattere con tutte le forze. </p><p>C'&#232; di pi&#249;. Se questi scrittori hanno immaginato un livellamento verso il basso che opprime l'uomo e lo rende schiavo, altri hanno messo in guardia sul conformismo eguale e contrario, cio&#232; sull'adeguamento a un canone di apparente perfezione che tende a eliminare limiti e impurit&#224;. Dal fumetto&nbsp;The Beauty di Jeremy Haun e Jason A. Hurley, Ryan Murphy e Matt Hodgson hanno creato per FX la serie omonima, che descrive una societ&#224; ossessionata dalla bellezza e da un sorta di farmaco miracoloso capace di donarla a chiunque (con perverse conseguenze). Nel celebrato film The Substance, Demi Moore &#232; vittima di una analoga fissazione per la giovinezza e arriva a iniettarsi un medicinale che promette di guarire la vecchiaia. Potremmo dire che abbiamo davanti una medaglia con due facce, entrambe le quali per&#242; appaiono concordi nella critica dell'omologazione forzata. </p><p>Utilizzare a fini satirici l'aspetto fisico aiuta a rendere pi&#249; forte e chiaro il messaggio. Ma &#232; piuttosto evidente che oggi la tendenza mostri soprattutto un livellamento di tipo culturale e spirituale. Si arriva a pretendere l'esibizione di patentini antifascisti per partecipare a una fiera del libro, autori di grande fama vengono boicottati perch&#233; pronunciano mezza parola fuori posto o non sono abbastanza conformi allo standard stabilito dall'intellettuale unico progressista. E tutto questo avviene mentre ovunque si celebrano la diversity politicamente corretta, l'inclusione, la democrazia. La realt&#224; &#232; che il pensiero attualmente dominante di marca liberal-progressista odia la differenza e punta a cancellarla. Tollera la diversit&#224; solo se appartiene a minoranze piagnucolose che ne fanno strumento di rivendicazione, accetta il particolare solamente come maquillage, come tratto superficiale e folkloristico. Per il resto punta ad annullare ogni asperit&#224;, a cancellare la bellezza in ogni forma. Soprattutto la bellezza che scaturisce dalla libert&#224;.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Mari, lo Strega e il patentino antisessista]]></title><description><![CDATA[Sono assurde accuse contro lo scrittore, ma ancora pi&#249; assurde le difese di ufficio e le ipocrisie di chi deve difenderlo. Se fosse toccato a un altro...]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/mari-lo-strega-e-il-patentino-antisessista</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/mari-lo-strega-e-il-patentino-antisessista</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:03:42 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#200; un anno davvero strabiliante per la cultura italiana, specialmente quella di marca progressista che da tempo immemore domina sui festival, i premi letterari, le rassegne artistico-librarie di ogni ordine e grado. E il bello &#232; che il governo destrorso c'entra poco o nulla: hanno fatto tutto da soli, talvolta sbranandosi da soli. Gli animi hanno cominciato ad arroventarsi quando Francesco De Gregori ha dichiarato in una conferenza stampa di non amare gli artisti impegnati che fanno proclami dai palchi: si &#232; scatenato uno psicodramma con conseguenti sbriciolamenti di identit&#224; degli intello' divisi fra la venerazione per il grande maestro e la stizza per le sue parole che coglievano nel segno. Poi &#232; toccato a Salerno letteratura con la patetica polemica su Erri De Luca, e l&#236; &#232; esploso il livore: un altro venerato maestro ridotto a solito stronzo, colpevole di avere rilasciato dichiarazioni inaccettabili (perch&#233; devianti rispetto alla linea comune) a un giornale israeliano. Il sionista nemico di Gaza &#232; stato allontanato dalla rassegna letteraria, e ne &#232; seguito ulteriore psicodramma. Il curatore del festival, Paolo Di Paolo, ha scritto post addolorati in cui spiegava  di non aver censurato nessuno, ma aggiungeva anche che non aveva potuto fare altrimenti. In pratica: aveva censurato, ma se ne vergognava un po' e comunque ci teneva a mantenere i rapporti con De Luca. Scrittori, filosofi e pensatori si sono divisi, hanno riflettuto soffrendo, e alla fine hanno lasciato che la censura si consumasse. Era destino. Per Eshkol Nevo non c'&#232; stato altrettanto clamore: troppo importante e ben inserito l'autore perch&#233; lo si censurasse, dunque la faccenda si &#232; risolta con una petizione che lo accusa di non essere abbastanza critico verso la sua nazione, Israele. La vetta si &#232; per&#242; raggiunta grazie a Pi&#249; libri pi&#249; liberi, fiera editoriale che ogni anno regala emozioni. Stavolta si sono inventati il patentino antifascista, un modulo che gli editori dovrebbero firmare al fine di ottenere il green pass culturale: se sei troppo di destra e rifiuti l'autodafe', vieni cancellato. La trovata &#232; stata giudicata idiota da pesi massimi quali Luciano Canfora e Massimo Cacciari, e tanto basterebbere a liquidarla. Ma la grandissima parte degli autori sinistrorsi ancora non si rassegna e continua a sostenere l'opportunit&#224; del lasciapassare psicopolitico. Giuseppe Iannaccone,  vertice del Centro per il libro e la lettura che elargisce denaro a Pi&#249; libri pi&#249; liberi, sulle nostre pagine ha fatto presente che ai censori sarebbe meglio togliere fondi, e questo ha suscitato una ondata di indignazione social. La scrittrice Loredana Lipperini si &#232; precipitata a scrivere che si trattava di una minaccia: insomma prima i sinceri democratici impongono la mordacchia, poi si indignano se qualcuno pensa di fermarli.</p><p>Pensavamo che fosse finita qui, che questo grottesco spettacolo fosse sufficiente. E invece ecco un nuovo tormentone, forse il pi&#249; allucinante e per questo pi&#249; memorabile di tutti. Stavolta c'&#232; di mezzo il premio Strega, niente meno. E infatti toni e dettagli sono adeguati all'importanza dell'evento. Qui non si tratta di interviste scorrette rilasciate a qualche giornale, di petizioni o mobilitazioni social. No, qui siamo addirittura nel campo della delazione, del pettegolezzo che scorre sotterraneo e poi affiora sui giornali. Di nuovo, la lite - ferocissima - si consuma tutta in famiglia e quasi ricorda i bei tempi del Me Too. </p><p>La scenografia &#232; meravigliosa. Siamo sul torpedone che conduce i finalisti dello Strega verso Benevento, per una tappa del tour a cui devono sottoporsi gli autori selezionati. Michele Mari, scrittore pubblicato da Einaudi ed entrato da qualche tempo nel novero dei venerati maestri (sempre quelli), sta chiacchierando con una collega, pare Elena Rui, tra le outsider del premio. Stando alla ricostruzione fornita da Repubblica, "lo scrittore avrebbe espresso apprezzamenti che suonano pi&#249; o meno cos&#236;: Michela Murgia per il suo aspetto fisico era intransigente. Poi avrebbe commentato, sempre riferendosi a Murgia: le persone insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose". Insomma, Mari sul torpedone dello Strega dice  che la Murgia era brutta e per questo era diventata una femminista incattivita  (&#171;Con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza&#187;). Peccato che, come nei migliori cinepanettoni,  l'imprevisto sia in agguato.  Teresa Ciabatti, altra scrittrice nota e piuttosto impegnata, gi&#224; amica della Murgia, sente ci&#242; che Mari ha appena detto e va su tutte le furie. Si racconta di telefonate della Ciabatti ad altri autori e intellettuali, del progetto di una uscita pubblica di condanna dell'inaccettabile sessismo di Mari. Il bubbone per&#242; esplode prima del previsto e prima che qualcuno possa firmare un appello. Repubblica, bene informata, spiattella tutto in pagina, e si scatena l'inferno. La fondazione Bellonci che gestisce il premio Strega emette un comunicato implacabile: &#171;In relazione a quanto riportato dalla stampa circa le dichiarazioni attribuite a Michele Mari, la Fondazione Bellonci ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignit&#224; delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega&#187;.&nbsp;La tensione &#232; alle stelle. Il super favorito per la vittoria Mari rischia di essere epurato. Ecco allora che, tramite Einaudi, arriva una smentita del presunto colpevole: &#171;In relazione alle voci incontrollate che stanno circolando in merito a un mio diverbio con Teresa Ciabatti, tengo a precisare di non aver mai parlato dell&#8217;aspetto fisico di Michela Murgia, n&#233; mai mi sarei permesso&#187;, dichiara Mari. &#171;Mi sono comunque scusato con lei, se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita; cos&#236; come non volevo certo offendere Michela Murgia, ma soltanto rievocare, peraltro in un contesto privato, un lontano episodio di reciproca incomprensione&#187;. Lo scrittore smentisce ma si scusa.  Seguono ore drammatiche di riflessione. Infine la Fondazione Bellonci informa che Mari non pu&#242; essere cacciato dalla competizione perch&#233; le regole non lo permettono. Fantastica e pilatesca soluzione: prima si sdegnano per le presunte frasi pronunciate dallo scrittore poi dicono che non possono fare altro che lasciarlo in gara. </p><p>E adesso? Beh, Repubblica suggerisce che Mari potrebbe essersi giocato il premio per questa sporca faccenda. Chiss&#224;, magari per allontanare lo spettro del sessismo faranno vincere una sua collega. Noi ci limitiamo a notare che, sull'argomento, l'intellighenzia progressista &#232; stata stranamente silente. Loredana Lipperini, per dire, ha pubblicato un post sibillino e garantista: "Perch&#233; taccio? Perch&#233;, in questo caso come in altri, aspetto non i fatti, ma il modo in cui i fatti si intendono gestire. Si tratti di letteratura, migranti, femminismi. I fatti sono importanti, le parole anche. Fin qui, n&#233; fatti n&#233; parole mi convincono. In ogni settore. Non mi piacciono i tranelli. Non mi piace caderci, non mi piace che ci si cada". Che vorr&#224; dire? Che Mari &#232; una vittima? Chi lo sa. Anche Michele Serra e Aldo Cazzullo si sono affrettati a difendere Mari, la sua privacy, la libert&#224; di dire in privato tutto ci&#242; che si vuole. Perfino Massimo Recalcati ha scritto qualcosa di simile. E hanno tutti ragione, certo. </p><p>Siamo sicuri per&#242; che se nei panni di Mari ci fosse stato un maestro meno venerato, sarebbe gi&#224; il nuovo Weinstein. A noi spettatori non resta che la trepidante attesa di nuovi sviluppi della telenovela. Chiss&#224;, magari lo Strega, per venirne fuori bene, decider&#224; di introdurre un patentino antisessista.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Chuck Palahniuk e la violenza d'Occidente]]></title><description><![CDATA[Nei romanzi dello scrittore americano, a partire da Fight Club, c'&#232; la diagnosi dei principali disagi contemporanei. Che spesso evitiamo di osservare]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/chuck-palahniuk-e-la-violenza-doccidente</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/chuck-palahniuk-e-la-violenza-doccidente</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Sat, 13 Jun 2026 09:50:38 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Di questi tempi ne sbuca fuori uno alla settimana. Forse dipende dal fatto che ce ne siamo accorti soltanto adesso e con colpevole ritardo. A Firenze, a Reggio Emilia, a Vimercate. Il profilo &#232; molto simile. Sono giovani, talvolta molto giovani, addirittura minorenni. Sono immigrati di seconda generazione, magari con la cittadinanza italiana. E sono arrabbiati. Non si trovano (prevedibilmente) a loro agio nella modernit&#224; occidentale. Passano ore e ore su internet - emblematico a tale proposito il caso del ventunenne di Vimercate - e frequentano gruppi, chat e siti in cui si celebrano la violenza e l'odio per l'Europa, l'Italia, in parte il genere umano nel suo complesso. Compulsano video di attentati e materiale di propaganda di Al Qaeda e Isis. Poi, un bel giorno, cominciano a pensare che un attacco potrebbe dare un senso alla loro esistenza. Cominciano a sognare il martirio, lo interpretano come una sorta di catarsi, ritengono che possa rappresentare lo scopo ultimo e sublime. </p><p>Questo, sommariamente, &#232; l'identikit del terrorista di nuova generazione. Un aspirante assassino molto meno consapevole degli attentatori del passato, meno ideologizzato e intruppato e per questo, probabilmente, ancora pi&#249; pericoloso. Lo abbiamo visto nel caso di Modena, frettolosamente liquidato come caso di disturbo mentale: come sempre si preferisce dire che a colpire  "&#232; stato un pazzo". Cos&#236; ci si lava la coscienza, si resta politicamente corretti, si evita di puntare il dito sulle storture del multiculturalismo. </p><p>Non &#232; (soltanto) un problema religioso. L'islam c'entra, e c'entra soprattutto il cosiddetto background migratorio. Parliamo di giovani sospesi fra due mondi, non integrati, anzi alienati nella quotidianit&#224;. La nazione e la cultura di origine diventanp una sorta di via di fuga: se il mondo occidentale in cui mi trovo &#232; corrotto e mi respinge, ecco che l'identit&#224; di riserva di cui dispongo pu&#242; trasformarsi in un appiglio, una via di salvezza e redenzione. </p><p>Sarebbe sbagliato, tuttavia, fermarsi qui e pensare che il problema riguardi soltanto il radicalismo islamico. Semmai, come molti osservatori hanno notato, tocca fare attenzione a quella che lo studioso francese Olivier Roy chiama "islamizzazione del radicalismo". Assumere questa prospettiva permette di comprendere che il radicalismo, oggi, esiste anche a prescindere dall'islam. Ed &#232; esiste pure (anche se forse in misura minore) fra i bianchi europei di antica genia. Lo abbiamo visto di recente anche in Italia, ne ha trattato una serie di enorme successo come Adolescence. Ci sono, chiusi nelle loro camerette, ragazzini che sfogano rabbia e frustrazione rifugiandosi nelle chat e nei gruppi web in cui si celebrano violenze, stupri e disprezzo della donna. Anche in questi casi si assiste a una sorta di radicalizzazione, che talvolta pu&#242; sfociare nell'attacco simil terroristico, magari con i professori come bersagli. </p><p>Risulta abbastanza chiaro, insomma, che il problema del terrorismo &#232; oggi legato a doppio filo a quelli posti dalla violenza e dalla alienazione giovanili. Per questo, al fine di approfondire la questione, non basta leggere i pur fondamentali report di questo o quel l'analista esperto di sicurezza. Di sicuro c'&#232; da indagare qualcosa di pi&#249; oscuro e sotterraneo, che ha a che fare con il malessere della nostra societ&#224; e con le falle della nostra cultura. Addentrarsi in questa foresta oscura &#232; compito della letteratura. Per farla semplice: se vogliamo comprendere il terrore che oggi ci attanaglia dobbiamo leggere Chuck Palahniuk. L'uomo che con Fight club aveva gi&#224; previsto tutto. Quel romanzo apocalittico e straordinario nel 2026 compie trent'anni, e non potrebbe essere pi&#249; efficace. Raccontava di giovani maschi perduti che cercavano nella violenza estrema una via di fuga. Nei pugni e nei calci del Fight club trovavano un modo efficace per sentire ancora il proprio corpo, altrimenti devastato da una vita solo apparentemente comoda e tranquilla. A partire dai Fight club si costituiva un vero e proprio gruppo terroristico: la volont&#224; di devastazione nichilistica era totalmente evidente, mancava forse l'odio viscerale che caratterizza alcuni dei radicalizzati di oggi. </p><p>Ma Fight club non basta a esaurire il tema. Palahniuk lo ha sviluppato anche altrove, in particolare ne Il libro di Talbott e nel recentissimo Shock Induction, appena pubblicato da Mondadori. In quest'ultimo si esamina una societ&#224; in cui il pensiero critico sta sostanzialmente scomparendo, in cui ragazze e ragazzi non leggono pi&#249;, e si rendono molto pi&#249; vulnerabili alla manipolazione e al controllo. Se da una parte il romanzo &#232; pure satira sociale con tratti di distopia, dall'altro &#232; anche un coinvolgente inno alla lettura e alla bellezza del pensiero che scaturisce dai libri.</p><p>Gi&#224;, i libri possono aiutare. Sono alleati preziosi non solo perch&#233; alleviano la solitudine ma perch&#233; appunto allenano, tra le altre cose, la capacit&#224; critica che &#232; invece totalmente annichilita dal Web e dagli schermi. Si pu&#242; dire che a questo tipo di critica Palahniuk abbia dedicato la sua intera carriera. "Scrivo fiabe dei fratelli Grimm per adulti", ha detto di s&#233;. "Da bambina adoravo Cappuccetto Rosso e Cenerentola! Vengono tagliate le dita dei piedi. La gente va all'inferno. Ti si rizzano i peli sulla nuca. Se pensate che i miei libri offrano in definitiva una sensazione catartica e lenitiva simile a quella di una visita dal dentista, devo deludervi. Un dentista ripara le cose. Io no. Il dolore rimane".</p><p>Si, in effetti Palahniuk non &#232; anestetico. Anzi, mette il dito nella piaga e lo rigira. Ed &#232; esattamente grazie a questa immersione negli incubi occidentali che riesce a mostrare anzi a scannerizzare il nostro lato pi&#249; oscuro. Esaminando il nostro, egli ovviamente mette in scena anche il suo. </p><p>"Il mio miglior insegnante di scrittura, Tom Spanbauer, me lo ha insegnato", ha scritto ancora Chuck.  "Tom lo chiamava &lt;Scrittura Pericolosa&gt;, e con questo intendeva che uno scrittore doveva esplorare una questione personale irrisolta che non poteva essere risolta. Un lutto, per esempio. Qualcosa che sembrava personalmente pericoloso da affrontare. Cos&#236; facendo, lo scrittore poteva esagerare, sfogarsi e infine esaurire il dolore o la paura legati alla questione, e quel graduale sollievo lo avrebbe spinto a tornare a lavorare al progetto nonostante la mancanza di una promessa di un contratto editoriale, di denaro o di lettori". </p><p>Attenzione per&#242;: parlare delle questioni irrisolte e dolorose non significa sostituire la sociologia alla letteratura. Anzi. Il fine principale di Palahniuk &#232; quello di scrivere grandi romanzi, che poi - come effetto collaterale - hanno anche quello di esplorare temi fondamentali per il dibattito pubblico e politico. </p><p>"Tutti hanno una madre. La madre di tutti morir&#224;", continua Chuck offrendo una grande lezione di scrittura creativa. "Poche persone vogliono leggere della morte di tua madre, anche se &#232; una star del cinema. Una metafora permette ad altre persone di entrare nella tua storia. Meglio ancora, ti invoglia ad approfondire il dolore pi&#249; di quanto faresti altrimenti. Dimentichi di cosa stai effettivamente scrivendo, ma non lo fai. Inoltre, con una metafora non affronti il dolore frontalmente. Secondo Michel Foucault, andare in diretta opposizione a un problema non fa altro che dargli pi&#249; potere. Peggiora il dolore. Ma affrontarlo da un'angolazione, con umorismo o una metafora, funziona.  Quanto a me, le persone mi invitano sempre a prendere un caff&#232; o a pranzo. Offrono loro. Riesco sempre a capire cosa sta per succedere. &lt;Ho un'idea fantastica per un libro&gt;, dicono. &lt;Ho gi&#224; tutto pianificato in testa&gt;, dicono. &lt;Dovresti scriverlo e divideremo i profitti&gt;.  Queste persone non hanno idea di quanto possa essere spiacevole l'atto di scrivere. Per tornare a Tom Spanbauer, Tom definisce la scrittura di una prima bozza &lt;cagare fuori un pezzo di carbone&gt;. Il che significa che &#232; lento e doloroso. Anche usando la migliore metafora del mondo, Dangerous Writing richiede lunghi periodi di isolamento. L'isolamento &#232; il minimo dei problemi. Ma almeno quando la bozza &#232; finita si prova sollievo. &#200; la tua merda. Visto che siamo in argomento, la merda di ognuno ha un buon odore perch&#233; &#232; l'odore del sollievo. La prova che il dolore &#232; passato. D'altra parte, la merda di qualcun altro ha semplicemente un cattivo odore. Seduto a questi pranzi, penso sempre: perch&#233; dovrei voler prendere i tuoi escrementi? Ecco perch&#233; le cosiddette Grandi Idee raramente vengono scritte. Non c'&#232; niente di personale, niente di pericoloso in gioco. E se vengono scritte, il risultato &#232; mediocre. Formulato. Proprio come il tipo di schema e presentazione che possono essere scambiati davanti a caff&#232; e panini". </p><p>Nei romanzi di Chuck, invece, quasi tutto &#232; pericoloso. Ma avere il coraggio di affrontarlo, questo pericolo, potrebbe metterci in salvo. Da noi stessi prima di tutto. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il killer liberato per correttezza politica]]></title><description><![CDATA[In Irlanda esplodono nuovamente rivolte contro l'immigrazione. Purtroppo non sorprende troppo visto quello che succede da anni nel Regno Unito. Soprattutto nell'Inghilterra di Starmer]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/il-killer-liberato-per-correttezza</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/il-killer-liberato-per-correttezza</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 04:38:06 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 giugno 2023, a Nottingham, Valdo Calocane, originario della Guinea Bissau, ha accoltellato a morte Barnaby Webber, Grace O'Malley-Kumar e Ian Coates. Li ha massacrati, scrissero gli agenti di polizia intervenuti sul posto. Dopo gli accoltellamenti, Calocane ha rubato il furgone di una delle vittime e lo ha usato per investire i  Wayne Birkett, Sharon Miller e Marcin Gawronski, che avevano l'unica colpa di passare per strada in quel momento. Non li ha uccisi, ma ha provocato loro lesioni gravissime e in alcuni casi permanenti. </p><p>In seguito, Calocane  si &#232; dichiarato colpevole di omicidio colposo e i suoi legali hanno invocato l'incapacit&#224; di intendere e di volere, che &#232; stata parzialmente riconosciuta portando all'internamento del killer in un ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Ma sul suo caso &#232; stata allestita una commissione di inchiesta il cui lavoro si &#232; appena concluso, portando alla luce una serie incredibile di errori e sottovalutazioni da parte delle autorit&#224; di polizia britanniche. Calocane, affetto da schizofrenia paranoide, avrebbe dovuto essere arrestato ben prima di compiere la strage. Si era gi&#224; reso responsabile di numerosi episodi violenti, disertava gli incontri con gli psichiatri, si scelse di non internarlo e di lasciarlo libero anche se era evidentemente pericoloso. </p><p>Il Daily Telegraph, nei giorni scorsi, ha scritto che la commissione di inchiesta "ha anche rivelato che nel 2020 gli operatori della salute mentale decisero di non sottoporre Calocane a un ricovero coatto in seguito a un violento incidente, dopo aver preso in considerazione una ricerca che suggeriva una sovrarappresentazione dei giovani uomini di colore nelle carceri". Questo particolare &#232; stato smentito con forza da alcuni dei medici auditi dalla commissione, ma &#232; inevitabile che sorgano profondi dubbi a riguardo, soprattutto dopo quello che &#232; accaduto a Henry Nowak, ucciso a pugnalate da un sikh e trattato da criminale mentre moriva soltanto perch&#233; bianco.</p><p>Emma Webber, madre di una delle vittime di Calocane, ha avuto parole piuttosto chiare sul punto.  "Quello che dobbiamo fare &#232; essere coraggiosi e affrontare queste discussioni davvero difficili in questo Paese", ha detto alla stampa. "Calocane era un uomo di colore che ha ucciso tre persone bianche e ha tentato di ucciderne altre tre, e questo non &#232; mai stato oggetto di discussione. Se fosse successo il contrario, lo sarebbe stato". Difficile darle torto. Soprattutto se si legge l'inchiesta realizzata dal Telegraph sul modo in cui il sistema di salute mentale britannico &#232; stato messo sotto pressione in questi anni al fine di "ridurre le diseguaglianze". Nove medici che servono e hanno servito nei servizi di salute mentale inglesi hanno raccontato di essere stati ripetutamente invitati a ridurre il numero di pazienti neri. </p><p>"Un medico che lavorava nello stesso ente ospedaliero in cui era stato curato Valdo Calocane ha affermato che l'organismo di controllo aveva visitato il suo reparto poco prima dell'attacco del killer di Nottingham e gli era stato detto che c'erano troppi pazienti neri", riporta il Telegraph. Non &#232; tutto. Il Mental Health Act britannico, la legge che regola appunto i servizi di salute mentale, stabilisce che si svolgano periodiche revisioni indipendenti sulle strutture. Ebbene, nel 2018 la relazione conclusiva di tale revisione spieg&#242; che  "cercare di trovare modi per ridurre i ricoveri coatti di persone di origine africana e caraibica in particolare &#232; una delle principali sfide".</p><p>E ancora: "Nel 2023, il servizio sanitario nazionale", scrive il Telegraph, "ha raccomandato agli enti ospedalieri di esaminare i ricoveri per problemi di salute mentale spiegando che  &lt;nel tempo dovrebbero essere in grado di dimostrare una riduzione delle disuguaglianze&gt;. La Commissione per l'uguaglianza e i diritti umani, consultata sul Mental Health Act del 2025, ha affermato che gli enti ospedalieri dell'NHS dovrebbero essere tenuti a fornire un &lt;piano d'azione completo se non sono in grado di dimostrare una riduzione anno su anno dei tassi di detenzione sproporzionati subiti dai gruppi di minoranza etnica, in particolare dalle persone di colore&gt;". Insomma &#232; piuttosto evidente che ci sia stata una notevole pressione da pi&#249; fronti e soprattutto da attori istituzionali per ridurre il numero di pazienti di colore. I risultati, purtroppo, si sono visti: morti e feriti. Il fatto &#232; che, come ha notato qualcuno, la malattia mentale non si cura con la sociologia, il crimine non si ferma con l'inclusione. E la realt&#224;, piaccia o meno, non si pu&#242; annullare per volont&#224; ideologica. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Amendolara e il disastro dell'immigrazione di massa]]></title><description><![CDATA[In provincia di Cosenza vengono brutalmente uccisi quattro braccianti che volevano soltanto essere pagati. Questo caso, come altri tremendi fatti di cronaca, &#232; l'emblema di ci&#242; che non va nel sistema che abbiamo portato avanti finora]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/amendolara-e-il-disastro-dellimmigrazione</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/amendolara-e-il-disastro-dellimmigrazione</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 19:22:19 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quanto accaduto ad Amendolara, in provincia di Cosenza, &#232; talmente atroce che risulta difficile persino immaginare come qualcuno possa arrivare a concepire qualcosa di simile. Quattro braccianti pakistani sono stati chiusi dentro un minivan e bruciati vivi. Tutto &#232; stato ripreso in un video. Si vedono due uomini bloccare le portiere e gettare liquido infiammabile sul veicolo, poi il rogo mostruoso. Su questa storia terrificante abbiamo letto commenti di vario genere. Chi depreca il lavoro nero, chi se la prende con il caporalato. Molti hanno titolato sulla "strage dei braccianti". Piccolo particolare: risulta che per il disumano omicidio plurimo siano stati arrestati due pakistani. Ed &#232; possibile o peggio probabile che si sia trattato di regolamento di conti fra gruppi di immigrati. Raramente tuttavia l'immigrazione viene citata tra le cause della mattanza. Eppure nulla pi&#249; del massacro di Amendolara &#232; emblematico del mortifero meccanismo dell'immigrazione di massa. Gente che viene dall'altra parte del mondo nell'illusione di sfuggire alla povert&#224; che finisce sfruttata dai peggiori criminali e alla fine arsa viva: &#232; lo sconcertante olocausto del multiculturalismo. </p><p>Ed &#232; senz'altro uno dei crimini pi&#249; orrendi, ma di sicuro non l'unico. Proprio in queste ore, nel Mantovano, si &#232; scoperta un'altra realt&#224; di brutale sfruttamento, gestita da un cinese che aveva escogitato un sistema diabolico. Lavorava con regolare appalto durante il giorno per una grossa ditta della provincia. La notte metteva all'opera stranieri pagati pochi euro per lavorare irregolarmente in condizioni micidiali fino al mattino. Quante ce ne sono di realt&#224; simili?</p><p>&#200; sempre l'immigrazione la ragione profonda dell'omicidio di Genova, sempre l'immigrazione ha di fatto prodotto lo stupro di Tor Cervara a Roma, dove una donna colombiana &#232; stata sequestrata e violentata per tre giorni. &#200; un caso, quest'ultimo, che &#232; immediatamente stato cancellato dalle cronache, chiss&#224; come mai. Esattamente come il rogo di Amendolara, &#232; perfettamente riassuntivo delle storture del melting pot forzato. Una donna avvicina uno spacciatore immigrato per comprare hashish. Questo si fa seguire fino a un furgone, la trascina dentro e la consegna ai suoi amici. La stuprano in cinque per 72 interminabili ore, in gruppo. La donna alla fine riesce a scamparla, interviene la polizia e scopre nel palazzo ben 22 clandestini. </p><p>Poi certo, ci viene detto che l'immigrazione non &#232; soltanto questo. Che ci sono anche persone che lavorano onestamente e non fanno male a nessuno, e non v'&#232; dubbio che sia vero. Ma il prezzo che si deve pagare con l'attuale modello immigratorio &#232; decisamente troppo alto. Violenze, stupri, omicidi, stragi. Poi ci sono i minorenni che si radicalizzano e progettano attentati, i presunti malati di mente che investono la folla con la macchina, i maranza che rendono invivibili interi quartieri.</p><p>E il fatto &#232; che lo sanno tutti. Questa realt&#224; &#232; immediatamente evidente a chiunque, a partire da coloro che ne traggono profitto. Questo sistema si regge sulla sopraffazione e sulla morte, ne sono vittime gli immigrati e gli autoctoni, quelli freschi di sbarco e le seconde e terze generazioni. Da anni si blatera di palliativi, di correttivi, toppe e rammendi che si rivelano o troppo lenti o inutili. Prendiamo il caporalato. Ricordate quanto divenne ministro Teresa Bellanova? Si disse che avrebbe risolto i problemi dei braccianti grazie alla lunga esperienza di sindacalista proprio tra i lavoratori dei campi. Organizz&#242; anche una bella sanatoria. Ebbene, il caporalato esiste ancora e non lo gestiscono nemmeno pi&#249; gli italiani bens&#236; gli stessi stranieri. Ci hanno riprovato in seguito con Sumahoro: anche lui doveva essere il messia sinistrorso dei lavoratori stranieri, e si &#232; visto che bella carriera ha avuto. Non c'&#232; da stupirsi: le tante presunte soluzioni ragionevoli e umane della sinistra alla questione migratoria finiscono sempre cos&#236;. </p><p>A questo punto restano solo due vie percorribili. O la resa totale, o un radicale cambio di prospettiva. Questa seconda opzione &#232; la pi&#249; umana, la pi&#249; giusta, e non &#232; affatto impossibile. Basta mettere in pratica quanto chiede il Save Europe Act, per cui sono state gi&#224; raccolte online sul sito dedicato oltre centomila firme: quando si arriver&#224; a un milione le autorit&#224; europee dovranno tenere in considerazione la proposta. &#200; una azione dal basso, profondamente democratica, e per questo dovrebbe piacere pure a sinistra. La portabandiera &#232; l'attivista olandese Eva Vlaardingerbroek, il contenuto &#232; semplice e chiaramente comprensibile. Il Save a Europe Act propone di "dichiarare una moratoria formale sui nuovi canali di immigrazione extra-occidentali/extra-europei, compresa la sospensione dell'esame delle domande di asilo per i migranti economici e i richiedenti provenienti da paesi di origine sicuri, il blocco del rilascio di nuovi visti di studio e di ricongiungimento familiare per i non europei e la rigorosa limitazione dei canali di migrazione legale fino al ripristino della coesione sociale e della continuit&#224; culturale negli Stati membri". Inoltre, la proposta prevede di "attuare una riforma fondamentale dei sistemi di migrazione e asilo dell'UE durante il periodo di questa moratoria, compresa una riforma completa dell'attuale quadro migratorio incentrata sulla protezione delle frontiere esterne, sulle barriere fisiche e tecnologiche alle frontiere, sullo screening rapido e sui meccanismi di rimpatrio immediato.  Garantire il rimpatrio sistematico e accelerato dei migranti che soggiornano illegalmente, dei richiedenti asilo respinti e delle persone che hanno commesso reati o che rappresentano una minaccia per l'ordine pubblico, con il pieno riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio in tutta l'Unione e una maggiore cooperazione con i paesi terzi per la riammissione. Istituire un quadro armonizzato a livello dell'UE per una pi&#249; ampia politica di rimpatrio, comprese misure di rimpatrio volontarie e incentivate per i migranti extraeuropei non integrati o che costituiscono un grave onere culturale o finanziario per gli Stati membri, al fine di ridurre i costi di applicazione delle norme e favorire il ripristino dell'equilibrio demografico". </p><p>Sentiamo gi&#224; le critiche. Sentiamo i soliti noti sostenere che "&#232; una proposta razzista, fascista, nazista...". Tutte balle. Razzista e disumano &#232; consentire che una donna venga violentata per giorni in una casa abbandonata da clandestini, restare indifferenti di fronte a quattro braccianti bruciati vivi, fingere di non vedere i casi di radicalizzazione e violenza che sono sempre pi&#249; frequenti e inquietanti. Disumano &#232; lasciare che l'Europa - con le possibilit&#224; e i diritti che garantisce - vada in rovina in nome di falsi ideali e della falsa bont&#224;. Chi non lo capisce non &#232; ingenuo: &#232; complice. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Beatrice lasciata morire a due anni. La famiglia nel bosco ancora separata]]></title><description><![CDATA[La bambina di Bordighera sembra che non fosse nemmeno seguita dai servizi sociali. Che nel caso dei Trevallion sono stati talmente rigidi da dividere una famiglia. Forse tocca porsi qualche domanda sul sistema di gestione dei minori in Italia]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/beatrice-lasciata-morire-a-due-anni</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/beatrice-lasciata-morire-a-due-anni</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Tue, 02 Jun 2026 12:08:19 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>"Sevizie e maltrattamenti atroci". Scrivono cos&#236; gli inquirenti, con una chiarezza che fa male al cuore:  Beatrice, prima di morire per un trauma alla testa, ha vissuto per appena ventiquattro mesi scanditi da "violenze continue". Schiaffi, calci, pugni, umiliazioni. Ed &#232; soltanto quello che si riesce a raccontare, perch&#233; la relazione di un magistrato o di un medico non pu&#242; rendere il terrore costante, la solitudine o la tristezza che la piccina deve avere provato nel ricevere dagli adulti attorno a s&#233; dolore e percosse continue. Le facevano addirittura i filmati con il telefonino mentre piangeva perch&#233; l'avevano costretta a fumare una sigaretta, e intanto tutti ridevano. Quando era gi&#224; moribonda e forse potevano salvarla non volevano portarla all'ospedale, anche se le sorelline, piccolissime pure loro, insistevano perch&#233; si andasse di corsa. Povere bambine anche queste, obbligate a crescere prima del tempo, e con tale ferocia poi. I racconti che le piccine fanno sono atroci. Beatrice vomitava a ripetizione nelle ultime ore di vita. "Sputava carne", hanno raccontato le sorelline. La testa le cadeva gi&#249; ma il compagno della madre insisteva: "Non &#232; niente". Per&#242; era chiaro persino alle bimbe di 9 e 7 anni che non andava bene per niente. Le alzavano le braccia e Beatrice incosciente le lasciava ricadere. A un certo punto aveva il corpo e le labbra viola. Uno scempio. </p><p>Beatrice &#232; morta per le botte, e i responsabili sono secondo gli inquirenti la madre e il compagno di lei. Che le infliggevano "percosse di selvaggia intensit&#224;" e "violenze crudeli". Per questi criminali non c'&#232; altro da augurarsi se non che se le sognino ogni notte, le brutalit&#224; che hanno compiuto. Si spera che trovino un po' di lucidit&#224; cosi da poter scontare l'ergastolo della coscienza che senza dubbio meritano. </p><p>Ma sulla madre e il di lei compagno &#232; persino inutile aggiungere altro rispetto a quello che gi&#224; sappiamo. Semmai, a questo punto, il compito di tutti dovrebbe essere quello di chiedersi come sia stato possibile uno sfacelo del genere e come evitare che si ripeta. Una domanda da mesi aleggia nell'aria, giustamente esplicitata tempo fa dalla criminologa Roberta Bruzzone. Sulle prime &#232; stato detto che i criminali di Bordighera fossero da tempo seguiti dai servizi sociali. Dopo rapida verifica, sono stato informato che cos&#236; non era. Nessuno aveva segnalato situazioni anomale, a quanto pare, dunque i servizi non sono intervenuti. E allora ci si domanda: con quale diamine di criterio si lavora in Italia? Come &#232; possibile che in Abruzzo vengano tolti i figli a due genitori amorevoli che li curano e li coccolano mentre in Liguria si lascino tre bambine piccole nelle mani di aguzzini? Le istituzioni devono rispondere. Forse nel caso di Bordighera non si poteva immaginare che la madre e lo sciagurato compagno sarebbero giunti fino all'omicidio. Sappiamo per&#242; che esistono foto della piccola Beatrice coperta di lividi e segni di percosse. Nessuno li ha visti? A scuola nessuno si &#232; posto domande? A nessuno &#232; venuto in mente di interessarsi di queste persone dalle vicissitudini diciamo particolarti? Il padre biologico era in carcere, la madre era nota per assentarsi per lunghe ore anche di notte. Se questo nella provincia di Imperia non &#232; sufficiente per portare tre minori in una casa protetta (dove le piccole sopravvissute stanno ora) e nemmeno per essere segnalati, perch&#233; a Vasto &#232; bastato alla famiglia Trevallion vivere al limitare di un bosco e non sottoporre i tre figli alle vaccinazioni - per altro non obbligatorie - per essere separata con ferocia? Questa evidente disparit&#224; non emerge per la prima volta. Anzi continuiamo a vedere casi incredibili: una bimba di Roma che viene affidata al padre anche se ne &#232; terrorizzata, un altro bimbo che &#232; stato lasciato mesi fa con la madre di cui aveva paura e che ha finito per ucciderlo. </p><p>I media in questi giorni affastellano analisi accorate, fior di commentatori si industriano a spiegarci come nel cuore della famiglia possa annidarsi il male. Tutto prevedibile: fa comodo demonizzare l'istituzione famigliare, giova al pensiero dominante che la famiglia vorrebbe abolirla. La verit&#224; &#232; che ci si dovrebbe chiedere tutt'altro e cio&#232; come lavorino i servizi e i tribunali che dovrebbero prendersi cura dei minori. Nella migliore delle ipotesi in Italia non esiste uniformit&#224; di trattamento, non esistono metodologie efficaci e infallibili. Quando ci sono vicende mostruose come quella di Beatrice si invoca la fallibilit&#224; delle decisioni umane, si dice che certi esiti sono imponderabili. Parlando della famiglia nel bosco invece si sostiene ogni volta che i tribunali sanno come agire per il meglio, le associazioni dei magistrati si indignano se arriva una ispezione, l'Ordine degli assistenti sociali si offende se si avanzano dubbi o critiche. Ma le chiacchiere stanno a zero: se con i Trevallion si &#232; agito per il meglio, allora qualcuno deve pagare per quanto accaduto a Beatrice. Se al contrario per il caso di Bordighera non si poteva fare di pi&#249;, allora si &#232; sbagliato con i Trevallion. Altre possibilit&#224; non esistono. Aspettiamo fiduciosi risposte da Anm,  servizi sociali, tribunali e esperti vari. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sayf spiega la (mancata) integrazione ]]></title><description><![CDATA[Il cantante racconta al podcast Bsmt perch&#233; le seconde generazioni smettono di sentirsi completamente italiane]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/sayf-spiega-la-mancata-integrazione</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/sayf-spiega-la-mancata-integrazione</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Fri, 29 May 2026 20:14:13 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte sentiamo ripetere che bisogna ascoltare i giovani? Dopo ogni episodio di violenza, il ritornello &#232; il medesimo: non li stiamo abbastanza a sentire. C'&#232; persino chi rinuncia a sporgere denuncia dopo avere subito un pestaggio, come i professori di Parma che ritengono "pi&#249; educativo" evitare le vie legali agli studenti che li hanno presi a cinghiate sghignazzando. </p><p>E allora apriamo bene le orecchie e ascoltiamo che cosa ci dicono alcuni di questi ragazzi. Anzi, basta sentirne uno solo, che per&#242; pu&#242; facilmente fungere da rappresentante di una generazione. Parliamo di Adam Sayf Viacava, classe 1999, in arte Sayf. Musicista, trombettista, rapper, &#232; arrivato secondo al festival di Sanremo dopo Sal Da Vinci, e si &#232; distinto per un tormentone nemmeno troppo banale, anzi ricco di sprazzi di intelligenza. </p><p>Sayf parla bene, &#232; garbato e sa essere profondo. Ha successo, e sa esprimersi con diversi linguaggi.  Soprattutto, per&#242;, Sayf &#232; rappresentativo non solo dei giovani italiani ma soprattutto dei cosiddetti "nuovi italiani", le seconde e terze generazioni, magari nate in Italia da genitori stranieri o giunte qui durante l'infanzia. Sayf in realt&#224; &#232; un caso un po' particolare: &#232; figlio di una padre italiano e una madre tunisina. Proprio a Sanremo ha voluto abbracciarla davanti alle telecamere, con un po' di emozione e un pizzico di italica ruffianeria. Poco importa. Quel che conta &#232; che egli sa che cosa significhi vivere sospeso tra due culture, essere un "italiano ma anche". &#200; lui stesso a dirlo, e questo basta a smentire tutti i fenomeni che, nei talk show televisivi, se la prendono con la destra accusandola di volere "la purezza del sangue". &#200; inutile cercare scuse: la cultura sar&#224; pure liquida, ma &#232; un liquido denso, che non si assorbe e non si elimina facilmente. Ed &#232; ovvio che chi arriva da fuori o cresce  in una famiglia con usi e costumi - per dire - magrebini sia diverso da chi &#232; italiano di antico conio. &#200; un fatto,  non una opinione. </p><p>Sayf dimostra di esserne conscio. Lo fa parlando a Gianluca Gazzoli nel podcast Bsmt. Il conduttore gli domanda: "Le tue origini, come sono state vissute? Non mi ricordo se l'hai detto in un'intervista. Oggi  essere di seconda generazione pu&#242; essere una cosa figa, una cosa diversa. Magari invece in passato era un po' pi&#249; penalizzante, quando eri piccolino". Sayf per tutta risposta sorride. "Prima magari era pi&#249; figo essere met&#224; inglese. Era diverso", dice. "C'&#232; da dire che io non ho la faccia dello stereotipo del tunisino, quindi non l'ho mai patita tanto. Grazie a Dio non ho mai subito il pregiudizio diretto, quello basato esclusivamente sul canone estetico. L'ho subito magari nel tempo perch&#233; avevo i rasta, dalle forze dell'ordine, perch&#233; magari sei preso di mira, &lt;ha i dread e si fuma le canne&gt;. Per&#242; non l'ho mai subito direttamente. Quindi nel senso mi sono salvato". E fin qui &#232; il solito discorso sulle difficolt&#224; a essere accettato. Ma poco dopo Sayf sorprende. "Da piccolo mi vergognavo di sta cosa qua tanto. Infatti anche litigavo con mia madre, ma da bambino  le dicevo: ma siamo in Italia, dobbiamo parlare italiano. Non ho mai voluto imparare a leggere l'arabo, a scrivere l'arabo, perch&#233; mi vergognavo, perch&#233; non era una cosa vista bene. Perch&#233; poi nei  telegiornali i terroristi erano tutti arabi... Perch&#233; non so, sei diverso, ti stai accollando di essere diverso e in quel momento avevo un po' l'idea di poter scegliere in realt&#224;, perch&#233; mio padre &#232; italiano, mia madre &#232; tunisina e quindi &#232; come dire: da che parte stai? Gi&#249; in Tunisia che magari ti chiedono: ma tu ti sentivi italiano o pi&#249; tunisino?". A modo suo, Sayf chiarisce la tensione che inevitabilmente e drammaticamente queste generazioni vivono. Sei italiano o tunisino? Non &#232; una domanda razzista, &#232; un dubbio che si pone chi &#232; sospeso fra due mondi. Del resto in Tunisia lui ci ha passato molto tempo: "Sempre, da quando sono nato a sei mesi ero in Tunisia, ho tutti i parenti da parte di mia madre,  sono cresciuto anche un po' gi&#249;, non so come dire".</p><p>Ed ecco la parte pi&#249; suggestiva del discorso. Sayf spiega che cosa faccia scattare la molla identitaria. Essere tunisino, per lui che non voleva parlare arabo, a un certo punto  "&#232; diventato un motivo di orgoglio... Anche per tutto quel peso che uno si porta dietro,  di sentirsi un emarginato, di sentirsi uno di quelli sotto la soglia di povert&#224;. [...] Allora, per riscatto, ancora di pi&#249; prende valore dire &lt;no ma invece io sono anche tunisino&gt;".</p><p>Ecco il punto. Da bambino che vuole essere italiano passa a ragazzo che si sente orgogliosamente tunisino. Perch&#233;? Per riscatto. Perch&#233; non gli piace come si trova. Per aver qualche cosa di diverso e pi&#249; figo. &#200; una scappatoia identitaria: l'Italia mi delude? Posso diventare altro, perch&#233; in fondo lo sono. Ed &#232; cos&#236; che l'assimilazione diventa impossibile. In alcuni casi, l'adesione all'altro diventa odio per l'Italia e l'Europa, diventa violenza e sopraffazione. &#200; la realt&#224; dell'immigrazione sul lungo periodo: ascoltate bene Sayf. </p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il partito di Bibbiano]]></title><description><![CDATA[Adesso, all'improvviso, si sentono tutti coinvolti, persino orgogliosi.]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/il-partito-di-bibbiano</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/il-partito-di-bibbiano</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Sat, 12 Jul 2025 14:21:39 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>  Adesso, all'improvviso, si sentono tutti coinvolti, persino orgogliosi. Prendono le difese della "loro" parte, rivendicano  le "loro" scelte politiche. E puntano il dito contro gli altri, cio&#232; i perfidi sovranisti che avrebbero inventato bugie su Bibbiano per orrendi fini elettorali. Eppure fino all'altro ieri sono rimasti zitti e muti, hanno evitato con tutte le forze di parlare di quanto accaduto in provincia di Reggio Emilia ormai parecchi anni fa. All'epoca, quando qualcuno accostava i nomi dei progressisti all'operato dei servizi sociali bibbianesi, partivano le querele. I vertici del Partito democratico sono rimasti in silenzio anche quando, agli inizi di giugno di quest'anno, l'ex sindaco di Bibbiano Andrea Carletti ha ripreso la tessera del partito. Carletti era una figura marginale nel processo, come abbiamo sempre scritto poteva avere semmai alcune responsabilit&#224; politiche. In ogni caso era accusato di abuso di ufficio, reato oggi cancellato, dunque &#232; stato assolto. Da subito, all'esplodere dell'inchiesta, fu totalmente isolato dai suoi compagni di alto livello: solo gli esponenti locali lo difesero. E fu Stefano Marazzi, che nel 2020 era segretario dem di Bibbiano, a manifestare disappunto per l'accordo fra il PD e quei 5stelle che gridavano contro "il partito di Bibbiano". </p><p>"La pancia mi direbbe una cosa ma la testa mi impone di non escludere nessuna ipotesi&#8221;, disse Marazzi. E qualche tempo dopo aggiunse: &#171;L&#8217;accordo tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle che prevederebbe il ritiro delle denunce presentate anche a seguito delle gravi e diffamatorie affermazioni nei confronti del cosiddetto Partito di Bibbiano nel pieno della vicenda giudiziaria che vede coinvolti i servizi sociali della Val d&#8217;Enza non ci lascia indifferenti. [...]   Mai vorremmo, infatti, che si giungesse a questo accordo prima che una delle parti in gioco avesse pubblicamente riconosciuto di avere esagerato nell&#8217;esprimere alcune affermazioni e dietro presentazione di formali scuse alla nostra comunit&#224; ferita. La dignit&#224; non &#232; per noi un valore negoziabile". Sempre Marazzi dichiar&#242; anche che le scuse del grillino Vito Crimi non bastavano a sanare la ferita. </p><p>Ora per&#242; &#232; tutto cambiato. Il processo Angeli e demoni si &#232; concluso in primo grado con tre condanne tutto sommato lievi e undici assoluzioni, quindi il PD e tutti i media di area dem si sentono in diritto di cantare vittoria, rivendicano la vicinanza ai bibbianesi che in precedenza avevano sempre negato. E hanno pure la faccia tosta di fare i furbetti. "Adesso parlateci voi di Bibbiano", dice Stefano Bonaccini, ex governatore emiliano, che pure negli anni passati invoc&#242; la formulazione di "norme pi&#249; cogenti" sugli affidi. </p><p>"Parlateci di Bibbiano", ghigna Michele Serra sulla prima pagina di Repubblica, rivolgendosi a Lega, Fdi e ai (pochi) giornalisti che seguirono la vicenda &#232; scrissero che qualcosa, nella gestione dei minori della Val d'Enza, non andava. Ecco Serra: "&lt;Parlateci di Bibbiano&gt;, scrivevano sulle loro magliette i linciatori assortiti: politici, giornalisti, popolino sempre aizzabile, piccola folla manzoniana ridotta a format di Retequattro. Parlatecene voi, adesso, di Bibbiano, viene da dire dopo che la Cassazione ha messo la parola fine a una gazzarra feroce, che trasform&#242; alcune decisioni molto discutibili (non criminali: discutibili) di un paio di operatori sociali in un abominevole traffico di bambini, per la serie &lt;l'Emilia rossa ruba i figli alle famiglie e li vende al miglior offerente&gt;. Ma non illudiamoci, nessuno chieder&#224; scusa per Bibbiano. Non si scuseranno i politici che ci si buttarono sopra (destre e cinquestelle: il fronte ampio dei non garantisti), non i giornali e le trasmissioni tiv&#249; che quando sentono odore di manette si eccitano, ma solo se gli ammanettati sono avversari politici". </p><p>In realt&#224;, la Cassazione non ha messo fine proprio a niente, perch&#233; si &#232; espressa la Corte d'Assise (Serra, nel pomeriggio di ieri, ha dovuto umilmente scusarsi per l'errore nell'edizione online di Repubblica) e si tratta di un primo grado di giudizio, vedremo se la Procura far&#224; appello. Il tribunale di Reggio Emilia ha emesso una sentenza, che non discutiamo e accettiamo.  Ci permettiamo tuttavia qualche osservazione. Per prima cosa, non ci risulta che la sinistra, negli ultimi decenni, abbia accettato tutte le decisioni dei tribunali come verit&#224; assoluta (il caso di Silvio Berlusconi &#232; emblematico). Del resto, la verit&#224; processuale &#232; appunto processuale e non esaurisce ogni aspetto della realt&#224;. </p><p>In ogni caso, anche focalizzandosi soltanto sulle verit&#224; giudiziarie, viene da dire che c'&#232; ben poco da festeggiare. Come dicevamo, ci sono undici assoluzioni ma pure tre condanne: due anni a Federica Anghinolfi (per due capi di imputazione), ex responsabile dei Servizi sociali della Val d'Enza; un anno e otto mesi all'assistente sociale Francesco Monopoli; cinque mesi a Flaviana Murru (pena sospesa per tutti). Qualcuno scrive che si tratta di condanne per reati amministrativi. Gi&#224;, peccato che questi atti amministrativi fossero fondamentali per decidere della sorte di minorenni tolti alle famiglie e affidati ad altri. In pi&#249;, si dimentica che in questa storia c'&#232; pure una persona che ha confessato. Parliamo di Cinzia Magnarelli, assistente sociale, che ha patteggiato un anno e otto mesi  per frode processuale e per aver attestato il falso  in una relazione del 29 agosto 2015 riguardante l&#8217;allontanamento di due bambini africani. Scrisse che la casa in cui vivevano i due piccini era degradata, ma in quell'abitazione non era mai entrata: "Fu Federica Anghinolfi a riferirmi questi particolari", ha detto in tribunale. Il padre dei piccoli fu accusato di abusi sessuali dalla madre, che per&#242; aveva problemi psichici, tanto che l'indagine fu archiviata nel 2017. </p><p>Repubblica, per la penna di Paolo Berizzi, festeggia la ritrovata dignit&#224; del "paese finito alla gogna". E la dignit&#224; di chi fu accusato ingiustamente e dei bambini tolti ai genitori che fine fa? Sar&#224; pure vero che undici persone - quelle che avevano ruoli marginali nella vicenda - sono state assolte. Ma &#232; anche vero che il tribunale dei minorenni ha deciso gi&#224; da anni di rimandare a casa i nove bambini sottratti ai genitori da cui tutto inizi&#242;. Non &#232; forse questa una verit&#224; stabilita in aula da una corte? Sembra per&#242; che tutti tendano a dimenticarla. </p><p>Il fatto &#232; che coloro che adesso fanno battute e sghignazzano all'indirizzo delle destre non hanno probabilmente letto le carte di Angeli e demoni, non hanno seguito le indagini e il processo. Non hanno parlato con i genitori a cui furono tolti i figli, non hanno sentito le loro preghiere disperate. Non conoscono alcuni dei casi emersi dai verbali e che sono verit&#224;, al di l&#224; di ogni sentenza. Ad esempio quello del bambino che fu tolto a mamma e pap&#224; accusati di avere masturbato lui e i fratelli. Fu mandato in affido, il piccolo, per un abuso che non esisteva. Nella casa degli affidatari fu stuprato da un ragazzo di 17 anni. Dalle carte giudiziarie sappiamo quale fu il commento dell'assistente sociale Francesco Monopoli: "Chiss&#224; che segnali avr&#224; mandato a questo ragazzo perch&#233; fosse predabile".  Festeggiamo anche per questo?</p><p>Michele Serra, che stupido non &#232;, riconosce nella sua Amaca che gli affidamenti fatti a Bibbiano erano discutibili, magari non criminali, ma discutibili. Ed &#232; esattamente quello che noi abbiamo sempre provato a fare: discutere del sistema operante in Val d'Enza. Potr&#224; anche non essere un reato, ma rimane appunto molto discutibile che dei bambini potessero essere affidati a una coppia composta dall'ex compagna o amica della responsabile dei servizi sociali Federica Anghinolfi e da un'altra donna. Viene per lo meno il sospetto che ci potesse essere poca imparzialit&#224; nella valutazione, soprattutto se si tiene conto che sia la Anghinolfi sia la sua ex erano molto attive nella promozione degli affidi arcobaleno. A Bibbiano esisteva una strana commistione di ideologia, politica, rapporti personali e professionali. Non era illegale? Bene: resta poco trasparente e decisamente criticabile, anche perch&#233; in virt&#249; di questa commistione si decideva sulla vita di bambini fragili.  </p><p>Riepilogando: c'&#232; una assistente sociale che ha patteggiato denunciando pressioni sulle psicologhe che si occupavano degli affidi e ammettendo di aver falsificato una relazione. Ci sono tre condannati. C'&#232; la decisione del tribunale dei minori che ha rimandato a casa tutti i bambini coinvolti. Ci sono episodi agghiaccianti di cui le carte danno notizia e di chi nessuno ha potuto negare la veridicit&#224;.  Questa &#232; la grande vittoria che la sinistra e i giornali di corte oggi sbandierano, questa &#232; la grande vittoria che i dem usano per esibire superiorit&#224; morale e pretendere scuse. Non ci scusiamo certo per aver fatto il nostro mestiere, ma possiamo notare, non senza sorpresa, che oggi, dopo anni, il PD appare fierissimo di essere il partito di B</p><p>ibbiano. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La società dell'esaurimento ]]></title><description><![CDATA[Il filosofo Byung Chul Han, gi&#224; diversi anni fa, notava lo spossamento dell'Occidente, battezzato per questo "societ&#224; della stanchezza".]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/la-societa-dellesaurimento</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/la-societa-dellesaurimento</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Thu, 26 Jun 2025 07:20:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p> Il filosofo Byung Chul Han, gi&#224; diversi anni fa, notava lo spossamento dell'Occidente, battezzato per questo "societ&#224; della stanchezza". Ora un altro studioso di vaglia - e, nota bene, non certo un conservatore nostalgico  di antiche e pi&#249; vigorose epoche - raffina la diagnosi. David Le Breton, antropologo di fama e persino di successo commerciale, certifica la presenza di un clamoroso paradosso: siamo la civilt&#224; che pi&#249; di ogni altra &#232; mossa dal desiderio, vero carburante delle nostre azioni e dell'intero sistema economico, eppure questo desiderio sta scomparendo. Forse non &#232; nemmeno un paradosso bens&#236; una conseguenza nefasta: a forza di spingere al consumo pi&#249; forsennato ci siamo davvero consumati, ci siamo esauriti secondo le modalit&#224; fin troppo diffuse del burnout che caratterizza molte depressioni contemporanee. La questione del sesso &#232; esemplare, come ha ribadito lo psicoanalista Luigi Zoja in un recente volume. Abbiamo erotizzato praticamente ogni aspetto del nostro vivere, i richiami sessuali sono continui e martellanti. Eppure il sesso &#232; rarefatto, si pratica meno e con pi&#249; difficolt&#224;, che corrispondono poi alla crescente complessit&#224; dei rapporti interpersonali. </p><p>L'Occidente tramonta nello sfinimento, dopo il grande fuoco dissipatore resta la cenere chiara. Non &#232; un caso che Le Breton nel breve ma potente saggio Scomparsa del desiderio in uscita per Mimesis parli di "biancore". "Il biancore &#232; questa volont&#224; di rallentare o di arrestare il flusso del pensiero, di porre finalmente termine alla necessit&#224; sociale di costruirsi sempre un personaggio a seconda degli interlocutori che si ha di fronte", scrive l'antropologo. "Ricerca d'impersonalit&#224;, volont&#224; di non concedersi pi&#249; se non sotto una sembianzaneutra. Essa diviene talvolta un modo abituale di vivere. L'individuo trasforma il legame sociale in un deserto al fine di comportarsi da spettatore indifferente che non pu&#242; pi&#249; essere raggiunto". </p><p>La tesi &#232; semplice e tragica: &#232; difficile reggere il ritmo della societ&#224; accelerata. &#200; difficile reggere il peso dell'identit&#224; sfilacciata dalla modernit&#224; liquida e dall'invadenza dei dispositivi digitali. Il risultato &#232; che molti preferiscono farsi da parte, fuggire, rinunciare. </p><p>"Il biancore &#232; una chiusura all'evento, un rallentamento dell'energia che induce a vivere al minimo, o addirittura all'arresto e in una sorta di postura zen di distaccamento puro. L'individuo si mantiene alla superficie del legame sociale, nascosto nel suo personaggio, ingombrato da un'esistenza che non sa come condurre. Non d&#224; pi&#249; agli altri, ma neppure a s&#233; stesso. Si tratta di esistere il meno possibile e di non trovarsi pi&#249; nel flusso della vita comune. La rinuncia a s&#233; &#232; talvolta il solo modo per non morire o per sfuggire a un destino peggiore della morte".</p><p>Nella societ&#224; della stanchezza, piuttosto che affrontare la lotta ci si fa da parte, si preferisce il distacco dal mondo reale. Non &#232; un caso che oggi abbiano grande successo discipline orientali basate sulla separazione volontaria dal reale. Per Le Breton, questa forma di rinuncia sembra non rappresentare un problema. Egli pare distinguere tra la mancanza di voglia di vivere e la sottrazione volontaria al meccanismo opprimente della quotidianit&#224;. Ma quello su cui si muove &#232; un crinale molto pericoloso. </p><p>Il biancore a cui egli fa riferimento &#232; il colore del demone meridiano, dell'accidia contemporanea che ho cercato di descrivere nel mio ultimo libro Aret&#232; (Liberilibri). Una accidia che non &#232; pigrizia ma appunto spossamento, rinuncia, mancanza di volont&#224; e di desiderio di vita.  In proposito ho richiamato la lezione del filosofo Paolo Virno secondo cui &#171;le forme di vita contemporanee sono segnate dall'impotenza. Una paralisi smaniosa presidia l'azione e il discorso [...]&gt; Le forme di vita contemporanee sono segnate da una impotenza dovuta al l'eccesso inarticolato di potenza, provocata cio&#232; dall'affollarsi oppressivo e assillante di capacit&#224;, competenze, abilit&#224;". Siamo un motore che romba con la marcia in folle, triste ma vero. </p><p>Tutto questo non pu&#242; essere positivo. Se &#232; vero che sottrarsi all'ansia prevalentemente pu&#242; essere una coraggiosa scelta di vita, &#232; anche vero che i pi&#249; rinunciano perch&#233; si deprimono. Lo vediamo nelle giovani generazioni ansiose e turbate, nell'isolamento favorito dal digitale. Molti pensatori suggeriscono di rallentare, di mettere un limite alla corsa folle della modernit&#224;. Ma troppo spesso, in questo modo, si produce una sorta di elogio della debolezza, si giustifica la rinuncia.  Troppo rari sono coloro che invitano a percorrere una via differente, coraggiosa e non rinunciataria. Se l'accelerazione contemporanea esaurisce e deprime, l'alternativa non &#232; farsi da parte e mollare. Ma imporre con decisione un ritmo diverso, accettare la fatica e la difficolt&#224;, cio&#232; farsi carico della realt&#224; senza nascondersi in un paradiso artificiale. Il biancore non si vince spegnendo il fuoco, ma alimentandolo con legna migliore.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lo Squalo siamo noi ]]></title><description><![CDATA[Cinquant'anni dopo, la morale rimane la stessa: lo squalo siamo noi.]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/lo-squalo-siamo-noi</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/lo-squalo-siamo-noi</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Wed, 25 Jun 2025 06:40:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Cinquant'anni dopo, la morale rimane la stessa: lo squalo siamo noi. La bestia feroce con i denti che squarciano annidata nelle profondit&#224; tenebrose &#232; niente altro che l'uomo. Anzi l'uomo &#232; peggio delle belve, perch&#233; non agisce per istinto ma per crudelt&#224; e grettezza. A dimostrarlo c'&#232; il fatto che lo squalo brutale e spaventoso del film di Steven Spielberg uscito nel 1975 &#232; appunto un mostro da film, qualcosa di eccezionale e in qualche modo soprannaturale. Nella realt&#224; non potrebbe esistere, e infatti nulla di simile si &#232; mai visto sulla Terra. Per&#242; il pubblico cinematografico di allora lo ritenne credibilissimo, a giudicare delle code fuori dalle sale. E non era nemmeno difficile assistere a scene di panico in spiaggia evidentemente alimentate dal successo del lungometraggio (una ventina di anni fa Spielberg si scus&#242; per aver macchiato la reputazione dei predatori marini). Il film ebbe in effetti un riscontro micidiale: 470 milioni di dollari incassati a livello globale, film pi&#249; visto anche in Italia nella stagione 1975/76 Ancora oggi, Lo squalo &#232; un classicone che non tradisce mai in seconda serata sulle tv generaliste: viene riproposto di&nbsp; frequente e ogni volta suscita brividi. Meno fortuna ha avuto il romanzo dello scrittore americano Peter Benchley (1940-2006) da cui la pellicola &#232; tratta. Jaws (questo il titolo originale traducibile con "fauci") &#232; stato a dire il vero un volume di enorme successo, ma i pi&#249; lo hanno nei fatti dimenticato. Probabilmente, ci sono intere generazioni che conoscono il film ma che non hanno mai aperto il romanzo. Potranno farlo ora che nelle librerie italiane arriva una nuova edizione de Lo squalo realizzata da Magazzini Salani e contenente un interessante apparato commentizio. Si tratta di un gradito ritorno sugli scaffali poich&#233; il libro &#232; molto migliore di quanto si potrebbe pensare. Fughiamo ogni dubbio: qui non abbiamo affatto di narrativa di serie B o di paccottiglia d'azione da sfogliare per spegnere il cervello. Benchley non era Balzac, ma sapeva il fatto suo. Quando inizi&#242; a concepire la storia lavorava come Ghost writer per il presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson, non proprio una cosa da nulla. Ma l'avventura politica era destinata a concludersi e per l'autore di discorsi serviva un nuovo impiego utile a sfamare la prole. Peter, mentre si dedicava alle tirate noiosette di Johnson aveva elaborato un po' di idee per romanzi nella speranza di costruirsi un avvenire sotto i riflettori. Prospettiva su cui sua moglie Wendy appariva tutto sommato scettica. &#200; proprio lei, in uno dei testi contenuti nella nuova edizione dello Squalo, a raccontare qualcosa di pi&#249; sui tentativi letterari del marito. &#171;Uno parlava di moderni pirati a caccia nei Caraibi, l'altro di uno squalo che terrorizzava una comunit&#224; balneare in estate. Quando Johnson decise di non ricandidarsi alla Casa Bianca, Peter, rimasto senza lavoro, prov&#242; a cimentarsi come free lance nella scrittura per un paio d'anni. Purtroppo non guadagnava abbastanza per riuscire a sostenere la nostra famiglia. Disperato, present&#242; le storie dello squalo e dei pirati alla sua agente, Roberta Pryor, nella speranza che almeno una delle due potesse funzionare. Personalmente, non vedevo proprio come una di quelle trame potesse fare presa. Ma, per fortuna, Peter fu perseverante e trov&#242; un accordo con il suo editore, il quale riteneva che il libro sul pesce avesse del potenziale&#187;.&nbsp; Beh, il "libro sul pesce" funzion&#242; eccome, tanto che poi a Benchley sarebbe stato richiesto di produrre altre storie analoghe sul terrore nei mari (ne scrisse varie, ma non troppo riuscite).&nbsp; Al momento dell'uscita de Lo Squalo sembr&#242; che la critica non fosse poi cos&#236; ostile, anzi. Ma in seguito, quando il libro cominci&#242; a scalare le classifiche, i recensori si accanirono, soprattutto quelli delle riviste pi&#249; chic. Poich&#233; Lo squalo divor&#242; anche lo spazio dei bestseller letterari rimanendovi per oltre quaranta settimane (tradotto: milioni di copie vendute), bisognava guardarlo con una certa supponenza, definirlo banale e noioso. Nonostante le stroncature, per&#242;, il pubblico continuava a gradire e fu l&#236; che a qualcuno venne l'idea di farne un film. Sulle prime non fu scelto come regista Spielberg, allora ventottenne, ma un suo collega giudicato pi&#249; affidabile che per&#242; riusc&#236; a snervare Benchley continuando a confondere lo squalo con una balena. Alla fine, il progetto fu affidato al bandalzoso Steven, da cui probabilmente i produttori non si aspettavano grandi risultati. E invece... Carl Gottlieb, lo sceneggiatore scelto per il progetto, ha raccontato anni fa&nbsp; a <a href="http://Film.It">Film.It</a> che le aspettative non erano poi granch&#233;: "A quel tempo, mentre facevamo Lo Squalo, ognuno cercava semplicemente di fare il meglio che poteva, non avremmo mai pensato che sarebbe diventato il fenomeno sociale che poi &#232; stato, nessuno pu&#242; spiegarlo, ma per qualche motivo il film ha toccato un punto sensibile nel pubblico. Il film divent&#242; un successo solo dopo la terza - quarta settimana, l'uscita de Lo Squalo fu un po' una scommessa perch&#233; usc&#236; in <a href="tel:400500">400-500</a> copie, cosa quasi senza precedenti, fatta da pochissimi film prima di quel momento; e poi fu rilasciato durante l'estate, cosa anche questa inusuale, la bella stagione non era il classico periodo in cui lanciare grandi film nelle sale, la gente preferisce andare al mare. Fu una scelta di marketing degli Studios quella di fare un'uscita del genere e dopo 3-4 settimane, quando ci aspettavamo che la gente smettesse di andare al cinema, in realt&#224; continu&#242; ad andare a vedere il film: ci furono persone che tornarono al cinema 2,3,5 volte, ancora ed ancora ed anche questo era senza precedenti. Ben presto quello divenne un modello di distribuzione per molte Major e cambi&#242; per sempre la situazione, in positivo ed in negativo". Successo in libreria, successo al cinema. Con tanta invidia e incomprensione in aggiunta. Uno dei pochi a capire che cosa fosse davvero Lo squalo fu&nbsp; Michael Rogers della rivista Rolling Stone. Commentando il romanzo, scrisse che&nbsp; "nessuno degli umani &#232; particolarmente simpatico o interessante", e proprio qui sta il punto. La vicenda &#232; piuttosto semplice: uno squalo grosso e feroce si accanisce sugli abitanti della radiosa isola di Amity, forse per via di una maledizione. Non &#232; uno squalo qualunque ma una creature spaventosa e famelica. Peggio di lui si comportano solo gli uomini. Sullo schermo ci sono Roy Scheider (il capo della polizia Martin Brody) Richard Dreyfuss (l'oceanografo Matt Hooper), Robert Shaw (il cacciatore di squali Quint) Murray Hamilton in (sindaco di Amity) e Lorraine Gary (Ellen, la moglie di Brody). Sono tutti esseri meschini, in fondo, piccini nel film e ancora peggiori nel libro, che presenta alcune linee di trama in pi&#249;. Dopo un primo attacco mortale, il sindaco - legato alla criminalit&#224; organizzata - non vuole che la presenza di un predatore assassino sia resa nota onde non danneggiare gli incassi da turismo. Un bel tipo, il primo cittadino, ma non il pi&#249; squallido. L'oceanografo Hooper e la moglie di Brody hanno una storia clandestina e tristanzuola, il cacciatore di squali sembra quasi divertirsi per la bella avventura che gli capita di affrontare. Brody, dal canto suo, non &#232; un modello di virt&#249;, almeno all'inizio. Tutti i personaggi sono mossi da interessi inconfessabili o da ambizioni personali, mettono s&#233; stessi davanti alla vita degli ignari bagnanti, sono corrotti o corruttibili. Fidel Castro, apprezzando il film, disse che metteva in scena le brutalit&#224; del capitalismo mortifero. Esagerava in ideologia: lo Squalo non fa critiche politiche o economiche, mostra invece il lato oscuro degli uomini, le loro fragilit&#224; immense, il loro terrore che per esplodere non ha bisogno della - pur splendida - colonna sonora del maestro John Williams. La vita, rivela l'opera di Benchley, &#232; in fondo una spietata lotta per la sopravvivenza in un mare tumultuoso di incertezza in cui gli amici sono pochi e gli individui onesti ancora meno. Lo squalo &#232; in agguato tra i flutti, con le fauci aperte. Ma le fiere pi&#249; temibili stanno attorno a noi, con i denti scoperti da un sorriso.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Peter Thiel e il declino occidentale]]></title><description><![CDATA[Tra presunti guru stramboidi e le fumisterie pseudofilosofiche di chi vorrebbe portare Nietzsche su Marte, la cosiddetta tecnodestra ci ha regalato nel tempo ben poche e tristi emozioni.]]></description><link>https://francescoborgonovo.substack.com/p/peter-thiel-e-il-declino-occidentale</link><guid isPermaLink="false">https://francescoborgonovo.substack.com/p/peter-thiel-e-il-declino-occidentale</guid><dc:creator><![CDATA[Francesco Borgonovo]]></dc:creator><pubDate>Wed, 25 Jun 2025 06:35:41 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nZ7d!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F588a6a9d-e842-4f8e-a52c-1162fac8f047_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Tra presunti guru stramboidi e le fumisterie pseudofilosofiche di chi vorrebbe portare Nietzsche su Marte, la cosiddetta tecnodestra ci ha regalato nel tempo ben poche e tristi emozioni. A riscattarla tuttavia provvede una figura appena pi&#249; nascosta ma decisamente pi&#249; suggestiva di tutte le altre. Un imprenditore che &#232; a tutti gli effetti un pensatore e un intellettuale, per altro dotato di ottime doti di scrittura. Si tratta di Peter Thiel, fondatore di PayPal e Palantir, primo investitore di Facebook, uno degli uomini pi&#249; ricchi e attualmente pi&#249; influenti del globo, la cui presenza pesa sulla amministrazione Trump ben pi&#249; di quanto abbia mai pesato Elon Musk. </p><p>Thiel, per quanto sconosciuti possano essere i suoi obiettivi a lungo termine, si distingue dai pi&#249; per la capacit&#224; rara di captare quella che Ren&#233; Girard - l'autore francese suo ispiratore e maestro - chiamava "la voce inascoltata della realt&#224;". E Dio sa quanto ci sia bisogno di un corroborante bagno di realt&#224; dopo le deliranti incursioni negli artifici woke. </p><p>Il pi&#249; accurato e insieme sintetico ritratto di Peter Thiel lo ha tracciato David Perell: "&#200; un investitore che ha trovato ricchezza in PayPal, uno studioso che ha trovato saggezza negli ideali libertari e un filosofo che ha trovato fede nella resurrezione di Ges&#249; Cristo. Thiel &#232; stato cresciuto come evangelico e ha ereditato il cristianesimo dai suoi genitori. Ma le sue convinzioni sono &lt;un po' eterodosse&gt;. In un profilo sul New Yorker, Thiel ha affermato: &lt;Credo che il cristianesimo sia vero. Non sento un bisogno impellente di convincere gli altri di questo&gt;". In effetti, quando scrive Thiel non tenta di persuadere: si limita ad enunciare con chiarezza alcune verit&#224; estremamente difficili da ignorare, che emergono con potenza da Il momento straussiano, un breve e suggestivo saggio che Liberilibri ha appena reso disponibile in italiano in versione digitale (si pu&#242; scaricare facilmente dal sito dell'editore). In poche pagine, Thiel demolisce alcune delle pi&#249; resistenti superstizioni della contemporaneit&#224;, a partire dalla visione illuministica che ancora ci pervade. </p><p>Riducendo all'osso, Thiel sostiene che l'illuminismo abbia edificato una gigantesca menzogna. Ha cancellato dalla scena non soltanto la religione ma pi&#249; in generale la riflessione sulla natura umana. Ci ha convinto che il mondo sia popolato da esseri razionali che agiscono su base razionale, convinzione perpetrata poi da liberalismo e marxismo. </p><p>"Dall'Illuminismo in poi, la filosofia politica moderna &#232; stata caratterizzata dall'abban-dono di una serie di domande che un'epoca precedente aveva invece ritenuto centrali: che cos'&#232; una vita ben vissuta? Cosa significa essere umani? In cosa consistono i fondamenti della comunit&#224; politica e dell'umanit&#224;? Come si inseriscono la cultura e la religione in tutto questo?", scrive Thiel. "Per il mondo moderno, la morte di Dio &#232; stata seguita dalla scomparsa della questione della natura umana. Questa scomparsa ha avuto molte ripercussioni. Se gli esseri umani possono essere considerati come attori economici razionali (e, in ultima analisi, anche Adam Smith e Karl Marx concordavano su questo punto), allora coloro che cercano la gloria in nome di Dio o della patria appaiono bizzarri; ma se questi individui ritenuti bizzarri si rivelano invece essere pi&#249; ordinari di quanto si pensi e capaci di affermarsi con determinazione, allora la narrazione politica che tende a considerarli inesistenti deve essere completamente riesaminata".</p><p>Thiel procede a questo riesame e, rifacendosi a Girard (e in parte a Leo Strauss), mostra come alle radici dell'umano vi siano "cose nascoste" e pi&#249; oscure. "L'Illuminismo ha sempre mascherato la violenza", argomenta. "Ci sono molte cose a cui non possiamo pensare con il ragionamento illuminista, e una di queste &#232; la violenza stessa. Se si considera il mito antropologico dell'Illuminismo, si tratta del mito del contratto sociale . Cosa succede quando tutti saltano alla gola di tutti gli altri? L'Illuminismo sostiene che tutti, nel mezzo della crisi, si siedono, fanno una bella chiacchierata legale e redigono un contratto sociale. E forse questo &#232; il mito fondante &#8211; la menzogna centrale &#8211; dell'Illuminismo. Girard afferma che dev'essere successo qualcosa di molto diverso. Quando tutti saltano alla gola di tutti, la violenza non si risolve da sola, ma forse viene incanalata contro un singolo capro espiatorio, dove la guerra di tutti contro tutti diventa una guerra di tutti contro uno e in qualche modo si risolve in modo molto violento". </p><p>&#200; da questa violenza fondativa che dobbiamo ripartire se vogliamo capire qualcosa del mondo. L'illusione illuministica e moderna di eliminare la violenza e il negativo dal mondo &#232; la peggior stupidaggine che potessimo raccontarci. L'11 settembre 2001, dice Thiel (che scritto questo saggio fra il 2003 e il 2004), ci ha costretto a rifare i conti con la Storia e ha riproposto in chiara luce la questione della violenza. Una violenza non agita dai dannati della terra, dai poveri e dagli oppressi, ma da una &#233;lite di ricchi non occidentali intenzionati a distruggere l'Occidente. </p><p>Questa drammatica evidenza conduce ad alcune conclusioni. La prima &#232; che non possiamo pensare di redimere il mondo semplicemente migliorando leggermente le condizioni economiche dei pi&#249; poveri (e qui, come nota Andrea Venanzoni nell'introduzione al Momento straussiano, non si pu&#242; non pensare al taglio trumpiano dei finanziamenti allo sviluppo). La seconda &#232; pi&#249; importante riguarda il nostro approccio al reale. Dobbiamo arrenderci all'idea che gli uomini non agiscono solo per motivi economici o scientificamente razionali. L'idea che si possa artificialmente eliminare il male imponendo a tutti una costruzione politica e sociale che noi definiamo "buona" &#232; fallimentare. Il male esiste, non si cancella. L'ingegneria sociale non funziona, il Nuovo Ordine Mondiale della globalizzazione &#232; destinato a crollare, la divisione stabilita d'imperioq fra buoni e cattivi non regge. Che fare dunque? Si impone un notevole esercizio di realismo. Le situazioni vanno valutate caso per caso, lasciando da parte le illusioni di redenzione e le dicotomie arroganti che pretendono di separare il bene dal male, nella consapevolezza che non siamo noi a possedere le chiavi della Storia. "Lo statista o la statista cristiani", conclude Thiel, "sanno che l'epoca moderna non sar&#224; permanente, e che anzi ceder&#224; il passo a qualcosa di molto diverso. Non bisogna mai dimenticare che un giorno tutto sar&#224; svelato, che tutte le in giustizie saranno messe a nudo e che coloro che le hanno perpetrate saranno chiamati a risponderne. Perci&#242;, nel determinare la giusta miscela di violenza e pace, lo statista o la statista cristiani sarebbero saggi, in ogni caso, a schierarsi dalla parte della pace. Non esiste una formula per rispondere alla domanda critica su cosa costituisca un &lt;caso limite&gt;, che deve essere deciso in ogni specifico caso. &#200; possibile che le decisioni cumulative prese in tutti questi casi limite determinino il destino del mondo postmoderno. Perch&#233; quel mondo potrebbe differenziarsi dal mondo moderno in modo molto peggiore o molto migliore: la violenza illimitata di una mimesi incontrollabile o la pace del regno di Dio". Per ora, attorno a noi vediamo soprattutto violenza illimitata. Ma pensare di farla cessare semplicemente imponendo un nuovo ordine dall'alto - come molti neocon hanno creduto e credono ancora possibile - &#232; pura follia. Forse dobbiamo arrenderci al pensiero che solo un dio ci pu&#242; salvare. </p><p></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>